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progetto e messa in scena di marco m. pernich
liberamente tratto da “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello
Con
Elisabetta Bonizzi, Federico Cavaliere, Carlotta Cossutta, Francesco Drago, Maddalena Giovannelli, Stefania Lo Russo, Eva Martucci, Alessandra Roberti, Corrado Rovida, Giuliano Torquati
Con la collaborazione di Francesco Pederielli
Luci: Carlo Villa
Musiche: Matteo Carminati
Elementi di scena e costumi diElisa la Mensa, Laboratorio di Studionovecento, Falegnameria Pini
Organizzazione: Silvia M. Magni
Amministrazione: Andrea Raffa
Ufficio Stampa: Alessandro Borreca
E con il supporto i consigli e le osservazioni di Daniele Calvi, Elena Cantarelli, Thomas Mantero, Marta Leoni, Ilaria Introzzo, Ugo Poletti
Questa avrebbe dovuto essere una scheda di uno spettacolo e come tale avrebbe dovuto presentarlo. Ma di quello spettacolo esiste il progetto ma come sarà lo spettacolo non lo sappiamo! Lo spettacolo infatti sarà ogni sera diverso a seconda della collaborazione delpubblico.Perché quello che cerchiamo è un teatro “collaborativo” in cui il pubblico non è più solo “colui che guarda” ma partecipa all’esplorazione del racconto. Quella che vogliamo cercare è una nuova “forma” teatrale – una nuova lingua: per farlo abbiamo scelto di lavorare su “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello. L’obiettivo è quello di sperimentare la possibilità di creare un rapporto nuovo con lo spettatore pur mettendo in scena un classico in modo da restituire al “classico” la sua forza (“un testo è classico quando non ha mai esaurito ciò che ha da dire” scriveva Calvino) e allo spettatore il piacere di andare a teatro. Abbiamo scelto i “Sei Personaggi in cerca d’autore” per cominciare perché la struttura aperta del testo pirandelliano ci ha lasciato intravvedere delle possibilità o sperare delle possibili direzioni di ricerca. Cosa ne nascerà lo sapremo solo quando lo spettacolo andrà in scena.
Commenti a “il Sogno dei Sei Personaggi”
“Tutti bravi, ieri, ma mi permetto un complimento speciale all’attrice che impersonava il padre (ho trovato ottimo, tra l’altro, quello schifoso schiocco di lingua…) e all’attore che ci ha regalato una madre di una tragicità che non avevo mai visto in tutte le versioni “classiche” che pure ho apprezzato, ultima quella al Carcano di Bosetti.”
Alessandra Giordano – scrittrice
“Ieri sera ho visto qualcosa di importante, forse un germoglio ma vivo e intenso di quello che può essere un teatro diverso, che coinvolge, non ti “ammazza”, coniuga la leggerezza e l’ironia con il dramma [...] Funziona molto bene la prima parte, l’ingresso della compagnia è fresco e spontaneo, a tratti esilarante, si vede che i ragazzi giocano, si divertono, questa cosa arriva molto bene, “bendispone” il pubblico e crea un’atmostera leggera che permette un secco contrasto, molto duro e riuscito, con l’ingresso dei personaggi.”
Francesco Pederielli – giornalista.
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Appunti per “Il sogno dei Sei Personaggi”
di marco m. pernich
Da parecchio tempo ormai Studio Novecento sta riflettendo sulla crisi del teatro e in particolare delle forme teatrali che conosciamo e che sono l’eredità -per molti versi straordinaria- del Novecento.
Nell’ottobre 2008 ha dedicato al tema una Giornata Internazionale di studio dal titolo “Il teatro lingua morta?” con la partecipazione di uomini e donne di teatro italiani ed europei (da Inghilterra Francia Spagna Germania) e di uomini e donne della società civile (anche qui italiani ed europei).
Nel giugno del 2009 ha raccontato lo stesso interrogativo con le armi stesse del teatro sfidando anche la contraddizione di parlare di “teatro lingua morta” a chi a teatro comunque ci va.
Le due considerazioni che con più forza si sono presentate alla nostra riflessione sono che la lingua -anzi LE lingue- che oggi il teatro parla non sono più condivise dal resto della gente. I teatranti hanno cose molto interessanti ad dire -non sempre a dire il vero ma ogni tanto sì- ma le dicono in una lingua che può essere compresa soltanto da altri teatranti: la gente non ho più la grammatica la sintassi il vocabolario per capire il teatro (quante volte tutti noi ci siamo sentiti dire “bello ma sai io non conoscevo prima la storia…” oppure” interessante ma sai io non sono così colto…” … Perché non riflettiamo mai davvero sul significato di queste parole?).
I teatranti -noi teatranti- siamo un club di latinisti. Ma là fuori la gente parla in volgare.
La seconda considerazione o constatazione è che i corsi di teatro sono pieni ma i teatri sono vuoti! C’è più gente che vuole “fare teatro” di quanta non voglia “vedere teatro”. Quegli stessi che riempiono corsi e scuole non vanno a teatro!
Non gli interessa ciò che abbiamo da dire ma gli interessa dire. E’ ovvio che questa situazione nasce da una certa cultura diffusa ma nello stesso tempo dovremmo chiederci quali sono le nostre responsabilità. Perché non siamo interessanti?
E non è un problema di marketing (tutti i tentativi fatti negli ultimi anni sono stati poco più che buchi nell’acqua. Del resto solo la cecità di chi ha pensato che si dovessero scimmiottare i manager e che l’arte dovesse essere una produzione come le altre poteva pensare che copiare i metodi dell’aziendalismo potesse essere una soluzione adeguata!).
In conclusione ci viene da dire che il teatro è una lingua morta.
Si badi: non diciamo che è morto il teatro -non siamo così sciocchi né così ignoranti di storia del teatro. Diciamo che le lingue o se vogliamo essere più precisi e uscire dalla metafora i linguaggi che il teatro parla oggi non sono più compresi né comprensibili dalla società in cui il teatro vive -o muore!.
Forse è solo l’estrema conseguenza della frattura verificatasi nel ’900 tra arte e società. Il divorzio -necessario e storicamente fecondo- che ha diviso arte e società nel ’900 ha aperto una forbice che è stata riempita dall’industria dell’intrattenimento. E intanto il teatro soprattutto nelle sue forme più avanzate ha parlato solo a se stesso. Finendo giustamente con l’essere abbandonato dalla società. (Mentre le sue forme retrograde si vanno esaurendo con le generazioni che vi si sono rispecchiate -e che ne condividono la lingua).
UNA FORMA MODERNA DI COMMEDIA DELL’ARTE
C’è molta confusione quando si parla di “commedia dell’arte” e normalmente la tendenza è a ridurla a un gioco di maschere o al massimo a una forma di teatro “teatrale” In realtà la “commedia dell’arte” è un vero e proprio modo di intendere il teatro che va dall’organizzazione della Compagnia al modo di recitare alla drammaturgia.
“Commedia dell’arte” o “Commedia all’improvviso”. Ma in che cosa consisteva questa improvvisazione? Nella capacità di pescare in un repertorio vastissimo la battuta giusta al momento giusto dirla come fosse stata inventata lì per lì e inserirla perfettamente in maniera logica e drammaturgicamente necessaria proprio in quel momento esatto della rappresentazione senza perdere il personaggio e senza contraddizione con la storia generale.
Molti gruppi da anni hanno dato vita a un genere che si usa chiamare “Cena con delitto”.
Vi sono molti tipi e modelli di cene con delitto: forme più narrative forme più animative…
Quello che c’interessa qui è quello praticato da una minoranza di gruppi che presentano allo spettatore-detective testimoni da interrogare e indizi da consultare. Anche Studio Novecento lo fa -e con discreto successo (soprattutto perché è l’unico gruppo in Italia a organizzare una Stagione di Cene con Delitto in teatro!).
Nessuno però pare avere ancora spinto la riflessione a intendere le “Cene con Delitto” come una moderna forma di “Commedia dell’Arte”. Certo qualcuno ha già detto che è un’ottima palestra per gli attori: mantenere il personaggio e rispondere da personaggio davanti a qualsiasi domanda dello spettatore-detective è una bella palestra (e forse Stanislawski ne sarebbe contento!)!.
Ma in realtà l’operazione è più complessa: la costruzione della storia misto di testo scritto improvvisazione su canovaccio interazione col pubblico e improvvisazione libera riflette -senza i caratteri più grossolanamente esteriori (p.es. le maschere)- esattamente il meccanismo della “commedia dell’arte”.
Ma allora viene da chiedersi: -fatto salvo il carattere alimentare delle “Cene con Delitto” che hanno grande successo (ma nessuno qui rivendica lo status di artista puro)- non è che quella che ci viene suggerita è una nuova possibile forma teatrale (in fondo -come spesso capita nelle cose del teatro e forse del mondo- antichissima)? In fondo risponde a una delle due considerazioni precedenti (quella secondo cui c’è più gente interessata a fare teatro che a vedere teatro) se non a entrambe!
“IL SOGNO DEI SEI PERSONAGGI”
Questa avrebbe dovuto essere una scheda di uno spettacolo e come tale avrebbe dovuto presentarlo. Ma non solo quello spettacolo non c’è -capita spesso ma di solito ne esiste almeno un progetto- ma non sappiamo nemmeno come sarà!
Sappiamo solo che vogliamo cercare una nuova “forma” teatrale -una nuova lingua- e che per farlo abbiamo scelto di lavorare su “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello.
L’obiettivo è quello di sperimentare la possibilità di creare un rapporto nuovo con lo spettatore pur mettendo in scena un classico in modo da restituire al “classico” la sua forza (“ un testo è classico quando non ha mai esaurito ciò che ha da dire” scriveva Calvino) e allo spettatore il piacere di andare a teatro.
Abbiamo scelto i “Sei Personaggi” per cominciare perché la struttura aperta del testo pirandelliano ci ha lasciato intravvedere delle possibilità o sperare delle possibili direzioni di ricerca. Cosa ne nascerà lo sapremo solo a maggio quando lo spettacolo andrà in scena.
