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Nel 2011 l’Italia ha festeggiato i suoi primi 150 anni. Un anniversario importante per una nazione tanto giovane, in fase di ‘assestamento’, spesso travolta da terremoti di vario tipo. E forse di una bella scossa avrebbe bisogno anche la coscienza di quello che una volta era definito “popolo” che, per dirla con le parole di Marco Maria Pernich – regista de ‘Gli Scavalcamontagne’ oltre che protagonista assieme a Stefania Lo Russo – “sembra avere già smarrito, solo dopo un secolo e mezzo di unità nazionale, le ragioni profonde del suo stare insieme.”
Un tentativo di risvegliare animi sopiti, o forse solo distratti da mille altre incombenze quotidiane, è andato in scena al Teatro Oscar di Milano, un racconto popolare più che uno spettacolo, condito da audaci sperimentazioni volte a fare interagire il pubblico con gli stessi attori. Ricorrendo a musiche colte, canzoni di lavoro, di protesta e di lotta, la pièce ha cercato di ripercorrere i momenti salienti di questa nostra travagliata storia, prendendo le mosse dalle vicende di una compagna di giro (nel gergo “scavalcamontagne”). Parlare degli italiani, del resto, è un’operazione spesso difficile, delicata perlomeno. Ricordarne il passato per capire meglio il presente richiede precisione e onestà, anche intellettuale, per riconoscere e imparare dai propri errori.
La ‘teatralizzazione’ degli avvenimenti, scelti tra quelli più rappresentativi della storia d’Italia, si è rivelata pertanto una scelta indovinata. Pochi interpreti, bravi al punto di riuscire con credibilità a ricoprire ruoli diversi, affidando i cambi di scena e di ‘panni’ a pochi strumenti – un cappello, un bastone da passeggio, una valigia; una scenografia scarna, quasi austera ma versatile perché funzionale alle variazioni temporali e spaziali condensate in tre ore di spettacolo; notevole anche l’accompagnamento musicale, affidato alle sapienti mani dei due musicisti al pianoforte e al violino, entrambi sul palco e coprotagonisti, nonostante la posizione defilata sul palco.

Un’opera ambiziosa, rimasta nei binari di una piacevole rievocazione, senza sconfinare in una frettolosa indulgenza o, all’estremo opposto, in un eccessivo rigore. Un esempio di teatro civile che sembra suggerire la necessità di fare uno sforzo ulteriore per poter essere, davvero, Fratelli d’Italia.

Recensione a cura di Mariangela Lamacchia per teatro.org

Sono disponibili le schede de “Gli Scavalcamontagne”.

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